L’Open Source nell’industria

Il tema dei prossimi Incontri Regionali del Software Libero a Tolosa sarà “l’Open Source al servizio della trasformazione digitale dell’industria“. Esperti di grandi gruppi industriali porteranno le loro testimonianze (programma completo e iscrizione). Inevitabilmente, sul blog, ci siamo detti che era una buona occasione per prendere posizione in anteprima sul tema. E’ la solita storia di potervela raccontare un po’ prima del cocktail finale…

Quando l’industria si reinventa: della competizione alla collaborazione

La chiave del successo nell’industria può riassumersi in modo molto semplice: rendere il processo di produzione più efficace per migliorare la qualità, aumentare la quantità e ridurre i costi. Facile. Evidentemente il nodo gordiano sta nel bisogno di modernizzare macchinari, strumenti e sistemi informatici senza impattare né sul ritmo di produzione né sui costi. Ahi!

Ma limitarsi a questa visione significa dimenticare la concorrenza che infuria fuori dall’azienda, poiché tutti i concorrenti sgomitano per attuare la tecnologia migliore, la più affidabile e il più rapidamente possibile.

Pertanto, si osserva dopo un po’ un fenomeno sorprendente nel «piccolo» mondo dell’industria. Piuttosto che cercare di acquisire risorse e capacità, le aziende utilizzano sempre di più delle piattaforme per accedere a ecosistemi di tecnologie, di competenze e di informazioni. Sembra che il cammino del successo non consista più nel combattere da soli fino alla cima, ma piuttosto nell’aprirsi un cammino verso il centro della rete. (sorgente)

Ricordatevi che Steve Jobs era totalmente contrario alla creazione dell’AppStore. Secondo il suo biografo Walter Isaacson, il boss di Apple non voleva permettere a soluzioni di terzi di funzionare nativamente su iPhone. Era preoccupato specificamente dell’energia necessaria a sorvegliare una moltitudine di sviluppatori esterni.

Non molto visionario su questo punto… Nel 2017 l’AppStore ha generato 38,5 miliardi di dollari, 34% più dell’anno precedente (sorgente) e i numeri dei download hanno superato le previsioni. E’ stata la condivisione delle competenze e la costruzione dell’ecosistema che ha permesso di raggiungere questi risultati.

Piaccia o no a Michaël Porter, la capacità di collaborare e creare insieme è diventata il nuovo vantaggio competitivo nel mondo dell’industria (come anche altrove, ma rimaniamo focalizzati). Esistono molti modi di collaborare come il modello americano dei “manufacturing hubs“. Si tratta di 14 istituti di innovazione industriale basati sul partenariato pubblico-privato ognuno dei quali ha un orientamento tecnologico distinto, ma che condividono tutti un obiettivo comune: garantire il futuro della prodizione agli Stati Uniti attraverso l’innovazione, l’educazione e la collaborazione.

Un’altra visione è quella seguita da Elon Musk (tra gli altri) che ha rinunciato a far rispettare l’esclusiva dei brevetti di Tesla nel 2016. Da parte loro Google, Facebook, Microsoft e IBM si orientano tutti verso l’open-source tu temi molto diversi quali la robotica, l’IA o le telecomunicazioni.

Cos’è che rende l’Open Source una soluzione ideale per l’industria ?

A domanda semplice, semplice risposta: il costo, il supporto, la flessibilità, la comunità, la piattaforma e soprattutto la mutualizzazione.

Diciamo anche che l’Open Source ispira molta più fiducia che in passato e le innovazioni prodotte sono innumerevoli. Il sw libero è al centra della maggior parte delle grandi innovazioni informatiche: Cloud, Blockchain, componenti di infrastrutture e altre applicazioni in tutti i campi.

“L’Open Source è una filiera due volte più dinamica dell’insieme del mercato informatico francese: con un tasso di crescita medio annuale dell’8,1 % tra il 2017 e il 2020, il mercato francese del software libero e dell’Open Source passerà da 4,46 miliardi di euro quest’anno (4,18 in servizi e 0,278 in applicazioni) a 5,650 miliardi entro tre anni, secondo lo studio PAC.” (sorgente)

Le movimento DevOps è parimenti un motore forte del software libero. Basato su una filosofia di sviluppo agile, questa pratica si basa sulla collaborazione e l’apertura dei gruppi di sviluppo e di amministrazione, che limita i rischi, accelera lo sviluppo e ottimizza la qualità dei rilasci.

Ciò che oggi determina il successo di un prodotto è la sua capacità di interfacciarsi con gli altri, la sua modularità e la sua interoperabilità. L’era dei software ultra-personalizzati che richiedono nuovo sviluppo non appena si tratta di funzionare con una diversa piattaforma o di realizzare una funzione non prevista inizialmente, è finito. In questo contesto l’Open Source parte con un vantaggio temporale sui suoi concorrenti proprietari: la filosofia di sviluppo è subito aperta, orientata alla condivisione, al rispetto degli standard, all’apertura e allo spirito di innovazione.

L’azienda può sviluppare la piattaforma introno alla propria visione, beneficiando di fondazioni e di soluzioni già testate e mantenendo sotto controllo la compatibilità e l’interoperabilità delle proprie applicazioni. In breve, l’Open Source permette di accedere all’innovazione molto più rapidamente! (sorgente)

E la sicurezza in tutto ciò?

L’Open Source è ancora oggi incollato all’immagine di un grande magazzino dalle porte aperte in cui siete invitati a “entrare e servirvi”. Tra i “questo funziona così?” e i “quanto costa?“, la domanda su “quali garanzie di sicurezza” interviene molto presto nelle discussioni tra produttori e clienti.

Ciò che si osserva quindi al contatto con le aziende è che il vecchio detto “la sicurezza attraverso l’oscurità” diventa sempre più obsoleto. “Nascondere il proprio codice non impedisce agli hacker di trovare delle falle”, osserva Stéfane Fermigier del CNLL in un articolo per Hello Open World.

I software proprietari non sono al riparo dai cyber-attacchi più dei software liberi. In realtà ne sono ancora più vulnerabili visto che solo il produttore potrà essere in grado di rilevare e correggere le falle. Dal lato dei software liberi, la costante vigilanza dei contributori e l’occhio attento degli utenti più esperti su un codice accessibile a tutti dovrebbe garantire di rispondere più rapidamente all’attacco.

In materia di sicurezza soprattutto, l’Open Source offre delle garanzie di trasparenza e di audit che le soluzioni proprietarie non possono fornire. Il codice sorgente è visibile a tutti, il software non ha “back door” segrete, né comportamenti indesiderati o comunque nascosti. Si può dire che l’Open Source è portatore di confidenza. Del resto quando la CNIL ha voluto dotarsi di un software per l’analisi di impatto sulla protezione dei dati, in conseguenza del RGPD, ha logicamente scelto un software libero.

Possiamo prendere l’esempio più comune del vostro SI attraverso il quale passano milioni di informazioni sensibili e che le aziende (come molti altri del resto) affidano allegramente a soluzioni proprietarie americane: la posta.

Non lo si ripeterà mai abbastanza, poco conta che i vostri dati siano archiviati in mezzo al Texas o in un pascolo svizzero, se l’azienda che li gestisce è americana, allora i dati sono accessibili a terzi, è la legge americana …

Personalizzare sì … ma fino a che punto?

Piccola confidenza che collega da vicino innovazione e sicurezza. Se la dolce brezza dell’Open Source già soffia sul vostro collo e già immaginate tutte le cose meravigliose che potrete imbastire specificamente per la vostra azienda. Non dimenticate che come tutte le novità, l’adozione delle tecnologie Open Source deve essere accompagnata affinché possa essere adottata dai vostri utenti. Fare “su misura” non vi salverà dal passaggio “gestione del cambiamento”. Esempio eclatante di questa verità: la posta. In questo contest non si cerca di personalizzare all’estremo per rispondere a tutte le condizioni possibili ma piuttosto a semplificare al massimo l’utilizzabilità, rispettando le abitudini degli utenti.

La posta è un “luogo” molto particolare in azienda, si tratti o meno di un’industria: si tratta dell’applicazione più consultata ed utilizzata, anche se c’è la tendenza a dimenticarlo completamente. Pertanto, quando si cambia azienda, si è rassicurati dal trovare un sistema di posta familiare. E’ facile, lo si padroneggia, ci vorrà solo una breve fare di adattamento.

E’ la sfida che si è lanciata BlueMind lavorando per cinque anni per arrivare a supportare Outlook al 100%. Cosa significa concretamente? Consentendo alle aziende di mantenere senza degrado il client Outlook, ma al contempo di utilizzare in modo complete e collaborativo il altri client, quali Thunderbird, il web o i dispositivi mobili, BlueMind garantisce che il suo software si integrerà in modo del tutto trasparente nei diversi contesti di utilizzo, rispettando le abitudini degli utenti.

E’ importante sottolineare il ruolo determinante del produttore nei software liberi. Si ha spesso la tendenza a pensare all’Open Source in termini di infrastruttura e di metodi di lavoro e si immagina che il resto verrà naturalmente. Oggi l’Open Source sale più in alto e arriva alla postazione utente e agli utilities. Ciò rilancia appieno il ruolo del produttore. E’ lui che trasforma un codice sorgente in una soluzione che risponde alle esigenze e porta la visione del prodotto agli occhi dell’utente: ergonomia, integrazione, supporto, documentazione, affidabilità, sostenibilità nel tempo, ecc.

Far emergere il cambiamento dall’interno

Certe aziende hanno preso la decisione di coltivare l’Open Source anche all’interno stesso della loro struttura tra i gruppi di lavoro dedicati all’avvio delle start-up interne.

Noi prendiamo esempio da Airbus che ha per l’appunto creato delle start-up IT, basate sulla modalità del volontariato e il cui funzionamento è completamente indipendente dall’approccio gerarchico tradizionale. Per Peter Schoonjans, direttore dell’infrastruttura IT di Airbus: “si trattava di accelerare l’implementazione di un’applicazione ITSM, ma l’obiettivo principale di questo progetto era di poter contare su un esempio concreto che ci avrebbe consentito di promuovere l’uso di Open Source all’interno, dimostrare a tutti che si tratta di un approccio serio e di evidenziare i vantaggi che si hanno ad appoggiarsi sull’Open Source. E’ un modo per essere innovativi, di procedere più rapidamente e anche di ridurre il ‘vendor locking’.” (sorgente)

In Francia si può poi sempre citare Renault e il suo Laboratoire Collaboratif d’Innovation.

Sul fronte americano General Motors è uno dei numerosi esempi, avendo integrato FirstBuild, che si descrive come “una camera di decompressione tra innovazione, movimento maker e produzione tradizionale.”

Infine, forse avete già sentito parlare di “innersource”, un termine che per il momento si diffonde soprattutto tra le aziende anglosassoni. Rappresenta il tentativo di integrare le pratiche di sviluppo del software libero e di stabilire una cultura di tipo Open Source all’interno della propria organizzazione. L’apertura del progetto riguarda numerosi gruppi ma sempre all’interno della stessa azienda. Ciò permette di occuparsi di temi sensibili senza il timore che possano essere rivelati a terzi, approfittando al contempo della creatività e della diversità di prospettiva offerte da persone di settori diversi.

In conclusione

L’adozione dell’Open Source nelle industrie è diventato un vantaggio competitivo indispensabile per beneficiare della flessibilità e dell’efficacia nell’esecuzione dei progetti con vantaggi, quali la riduzione dei costi, la riduzione dei ritardi nella pubblicazione, la semplificazione dell’interoperabilità e anche la mutualizzazione dei costi.

L’Open Source si è introdotto all’inizio come un disgregatore, guardato con diffidenza, un’idea strampalata del laboratorio interno, un POC poco serio di una qualche startup … ma infine rappresenta ora l’avvenire informatico dell’innovazione industriale.

Raggiungeteci in occasione dei RRLL 2018 di Tolosa per affrontare il soggetto dell’Open Source nell’industria con i grandi attori del settore. E siccome siamo simpatici (e visto che avete letto fino alla fine) avete diritto al codice supersegreto che permette di beneficiare dell’entrata gratuita: RRLL2018.

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